In queste settimane stiamo assistendo, con sguardi attenti e responsabili, a una nuova ondata di mobilitazioni studentesche. Un fenomeno che nasce in parte dall’eco di quanto accade oltreconfine, come in Francia, e in parte dalle tensioni e dal dibattito che attraversano il nostro Paese, portando studentesse e studenti, ragazze e ragazzi a manifestare contro le scelte del Ministero e del Governo.
Come Presidente della Rete Nazionale degli Istituti Alberghieri (RENAIA), non intendo entrare nel merito delle rivendicazioni politiche o delle istanze sollevate: la nostra funzione istituzionale ed educativa impone una posizione terza, aperta all’ascolto ma autonoma rispetto al confronto politico di parte.
C’è tuttavia un principio cardine che non può essere eluso: la libertà di pensiero, di espressione e il diritto a manifestare pacificamente sono valori democratici inviolabili, sanciti dalla nostra Costituzione. Riconoscere e tutelare questi spazi di confronto e di crescita civica è parte integrante del compito educativo della scuola pubblica.
Tuttavia, proprio in virtù di questo profondo rispetto, sento il dovere di rivolgere un appello chiaro e fermo a tutte le nostre studentesse e a tutti i nostri studenti: il confine tra l’esercizio di un diritto e il travalicamento della legalità non può essere superato.
Le occupazioni a oltranza e, ancor peggio, i danneggiamenti alle strutture, ai laboratori e ai beni comuni non sono espressione di democrazia. Non è questo il modo di dare forza a un’idea. Danneggiare la scuola significa colpire lo stesso luogo che garantisce formazione, futuro e comunità; significa sottrarre strumenti preziosi a chi quegli ambienti li vive ogni giorno per costruirsi un mestiere e una dignità professionale. Quando il dissenso scivola nel danno materiale, si passa inevitabilmente dalla ragione al torto, vanificando qualsiasi legittimità delle proprie istanze.
A nome di tutta la presidenza e della comunità RENAIA, desidero esprimere la più sentita e affettuosa solidarietà alle dirigenti scolastiche e ai dirigenti scolastici, alle docenti e ai docenti, a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori del personale ATA che in queste giornate complesse si trovano a fronteggiare situazioni di forte tensione e che, in troppi casi, hanno dovuto constatare danni anche gravi all’interno dei propri istituti. A queste colleghe e a questi colleghi va la nostra vicinanza e il ringraziamento per l’equilibrio, la dedizione e la cura con cui continuano a custodire il valore delle nostre comunità educanti.
La scuola come officina di pensiero e confronto
A tutte le ragazze e a tutti i ragazzi non vogliamo rivolgere un discorso paternalistico o calato dall’alto, ma un invito autentico e paritario a costruire insieme. La scuola non è una controparte sorda o arroccata: la scuola è e resta uno spazio aperto all’ascolto e al confronto critico.
Esistono luoghi e strumenti già a nostra disposizione che attendono solo di essere riempiti di contenuti vivi e autentici:
- Le assemblee studentesche, da vivere non come pause dalla didattica, ma come palestre di dibattito e di proposta democratica;
- I tavoli di confronto costante con le dirigenti, i dirigenti, le docenti e i docenti, per analizzare insieme i nodi critici e le preoccupazioni sul futuro dell’istruzione e della professione;
- Le ore e i percorsi di Educazione Civica, da trasformare in veri laboratori di cittadinanza attiva, dove studiare e comprendere a fondo i provvedimenti normativi per argomentare le proprie tesi con rigore e consapevolezza.
Possiamo e dobbiamo programmare insieme momenti di approfondimento e di discussione seria. Se sentite l’esigenza di far arrivare le vostre ragioni ai vertici delle istituzioni, facciamolo insieme: lavoriamo alla stesura condivisa di lettere aperte o documenti di proposta indirizzati al Ministro, strutturati con metodo, intelligenza e visione comune.
Far sentire la propria voce non solo è lecito, può essere prezioso; ma per incidere davvero deve camminare sulle gambe della legalità, del rispetto reciproco e della cura per i beni comuni. Solo così il pensiero critico genera cambiamento e non ferite.
Vto Pecoraro presidente della Re.Na.I.A.









