La pizza è un pilastro economico e culturale dell’Italia, ma il pizzaiolo resta senza un reale riconoscimento professionale. Mancano percorsi di studio strutturati, qualifiche chiare e una filiera formativa condivisa. I temi sono stati affrontati nel convegno Avpn a Sigep “Il mestiere del pizziaiolo, una professione in evoluzione”. Il messaggio, stavolta, è arrivato forte e chiaro dal convegno organizzato da Associazione Verace Pizza Napoletana (Avpn) in occasione di Sigep dal titolo “Il mestiere del pizziaiolo, una professione in evoluzione”: se la pizza è un pilastro dell’enogastronomia italiana, allora il pizzaiolo deve diventare una figura professionale riconosciuta, con dignità, regole e formazione all’altezza.
Sul palco, moderati dal direttore di Italia a Tavola Alberto Lupini, il fronte era compatto. A partire da Franco Pepe, primo maestro pizzaiolo riconosciuto ufficialmente dallo Stato italiano, che ha messo il dito nella piaga: negli alberghieri manca una vera promozione del valore del lavoro, manca un racconto capace di accendere curiosità e ambizione, manca una didattica che parli ai ragazzi di futuro, non solo di programmi ministeriali.
Il presidente della Re.Na.I.A. prof. Vito Pecoraro nel corso del convegno è intervenuto ribadendo che che il diploma alberghiero deve essere un trampolino, non un traguardo. Per eccellere in settori complessi come l’Arte Bianca, è fondamentale orientare i ragazzi verso la specializzazione post-diploma (ITS e Accademie).
L’obiettivo: formare professionisti capaci di unire tecnica, chimica e visione manageriale. Il Presidente ha lanciato un appello a scuole e imprese per unire le forze: solo attraverso una formazione continua e mirata possiamo trasformare il talento dei nostri studenti in successo imprenditoriale per il Made in Italy









